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EmozioniItaliano

Nuvola Lia e la pioggia

Lia voleva tanto fare un po' di pioggia, ma la sua pancia grigia restava asciutta.

Era una nuvoletta piccola, piccola, e galleggiava sopra un prato con una sola quercia. Sotto di lei c'erano dei fiori che avevano sete. Le loro testoline pendevano da una parte.

«Dai, Lia», sussurrò un fiore. «Solo qualche goccia.»

Lia si strizzò forte. Si strizzò come uno straccio. Non uscì niente, nemmeno una goccia. Allora si sentì triste, e diventò ancora più grigia.

Provò a saltare. Su e giù, su e giù. Niente.

Provò a sospirare. Il suo sospiro fu solo un soffio di vento che mosse due foglie.

In quel momento un merlo si posò sulla quercia. Aveva un filo d'erba nel becco e aveva fretta di arrivare al suo nido.

«Scusa, nuvoletta, mi stai nel vento», disse. «Spostati un pochino.»

«Non riesco a fare la pioggia», disse Lia, con la voce piccola.

«Io non faccio la pioggia», rispose il merlo. «Io faccio il nido. Ciao!» E volò via.

Lia lo guardò andare. Vide che il merlo volava su, verso l'alto, dove l'aria era fresca e leggera. E vide anche che in alto c'era una grande nuvola bianca, ferma come un cuscino.

Allora Lia ebbe un'idea. Non doveva spremersi! Doveva salire.

Si lasciò portare dal vento, su, su, su. Più saliva, più sentiva freddo. Il freddo le faceva il solletico e la sua pancia si faceva pesante pesante.

«Ahi, che buffo!» disse Lia.

Poi, plin! Una goccia. Plin, plin! Altre due.

Lia scese piano sopra il prato, e la pioggia cadde sui fiori, goccia dopo goccia.

Le testoline si alzarono, una dopo l'altra. Il fiore più piccolo aprì la bocca e bevve una goccia.

«Grazie, Lia», disse.

E Lia, leggera e un po' più bianca, sentì la pioggia tamburellare sulle foglie della quercia: plin, plin, plin.