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EmozioniItaliano

Il drago che sputava bolle

Nina era una bambina con un drago piccolo come un gatto. Si chiamava Pepe e, quando era arrabbiato, non sputava fuoco. Sputava bolle di sapone.

Quel giorno Nina voleva finire la sua torre di cubi prima che iniziasse a piovere. Era altissima. Mancava solo un cubo rosso, in cima. Fuori il cielo si faceva grigio.

Pepe passò di corsa e sbatté la coda. La torre cadde. Crash!

Nina diventò rossa rossa. Aveva la pancia calda e le mani strette come due sassi.

«Pepe! Hai rovinato tutto!»

Pepe sbuffò. Dal naso gli uscì una bolla, poi un'altra, poi tre. Anche lui era arrabbiato, perché non l'aveva fatto apposta.

Nina provò a ricostruire. Ma le mani tremavano e i cubi cadevano di nuovo. Allora batté i piedi: stomp, stomp, stomp. Non servì a niente. La rabbia era ancora lì, grossa come un pallone.

«Uffa, uffa, uffa!» gridò.

Una bolla le passò davanti al naso. Era grande e brillante, e dentro ci girava la finestra, piccola piccola. Nina la guardò. Poi soffiò piano, piano, per non farla scoppiare.

La bolla salì in aria, ondeggiando. Soffiò ancora. Più soffiava, più la pancia si faceva leggera, come se anche la rabbia stesse uscendo dalla sua bocca.

«Anch'io ho la rabbia dentro», disse Pepe, con un'altra bolla sul naso. «Ma poi esce.»

Nina rise. Soffiarono insieme, e la stanza si riempì di bolle che luccicavano.

Poi lei prese un cubo, uno solo, e lo mise giù con calma. Poi un altro. Pepe teneva la torre con la zampa.

Il cubo rosso andò in cima proprio mentre la prima goccia toccava il vetro. Plin.

Fuori la pioggia cominciò a cantare, e una bolla rimase ferma sulla torre, senza scoppiare.