EmozioniItaliano
Il tuo sasso, Nina
— Non ci riesco, — disse Nina, e la voce le tremò.
Nina aveva una barchetta di corteccia, fatta da lei. Voleva farla navigare fino all'altra riva dello stagno, camminando sulle ninfee grandi come tavoli. Il sole stava calando. Sull'ultima ninfea c'era la sua mamma, che raccoglieva i fiori gialli per la cena.
Ma la barchetta si impigliò tra gli steli e restò ferma.
Nina tirò il filo. La barchetta non si mosse. Nina soffiò forte, poi più forte, e un'anatra la guardò con un occhio solo.
— Uffa, uffa, uffa, — disse Nina. Le uscirono le lacrime, grosse e calde, e una cadde sulla ninfea: plic!
— Che fai, piangi? — chiese una rana, seduta lì vicino.
— Sì, — disse Nina. — La mia barchetta non vuole venire.
— Io sono qui per le zanzare, — disse la rana. — Non so niente di barchette. Piangi pure, io mangio.
Nina pianse ancora un po'. Piano piano il respiro si fece più lento. Un'altra lacrima cadde: plic! E proprio dove cadde, l'acqua fece un cerchietto, e il cerchietto spinse un pochino la barchetta.
Nina smise di piangere e guardò.
— Ah, — disse. — L'acqua si muove.
Allora batté la mano sull'acqua, piano: plic, plic, plic. I cerchietti corsero verso gli steli. La barchetta dondolò, si slegò e scivolò via, dritta dritta, come una foglia nel vento.
La rana fece un salto. — Questa è stata la mia mosca, — disse. — Scusa. Ne ho presa un'altra.
Nina rise, con il naso ancora bagnato.
Aspettò la barchetta sull'ultima ninfea. Sua mamma le mise accanto un fiore giallo. L'acqua era calma, e dall'erba cominciò il canto dei grilli, uno dopo l'altro, come tante campanelle piccole.