Corpo e sensiItaliano
Teo e la copertina gialla
Teo era l'unico bambino del paese che non si staccava mai dalla sua copertina gialla. Era morbida come il pelo di un coniglio, e senza di lei non sapeva addormentarsi.
Quel pomeriggio il vento se la portò via. La copertina volò fino al pero e si impigliò su un ramo altissimo.
«Rivoglio la mia copertina!» disse Teo. «Stasera ho tanto sonno!»
Il sole stava già scendendo. Teo si alzò in punta di piedi. Niente. Saltò sull'erba, ma l'erba non rimbalzava. Niente. Prese un bastone, ma era troppo corto.
Su un ramo più in basso c'era un gufo. Aspettava la sera per cominciare a cantare.
«Uhu» fece, e non guardò nemmeno la copertina. Pensava solo alle sue note.
Teo si sedette con il muso lungo. Lì vicino c'era una pozzanghera, rimasta dalla pioggia. Ci mise dentro un piede, senza pensarci.
Bum! La pozzanghera suonò come un tamburo e lo spinse in aria.
Teo guardò il piede. Poi guardò il pero. Le pozzanghere facevano così, lo sapevano tutti. Ma nessuno aveva mai provato ad arrivare fin lassù.
Prese la rincorsa. Bum! Salì un poco e toccò solo l'aria. Bum, bum! Salì di più e sfiorò una foglia. Il cielo diventava rosa, e il sole era sempre più basso.
«Ancora una volta» disse Teo.
Saltò con tutte le sue forze. Bum! Salì, salì, e afferrò un angolo giallo.
Poi scese sull'erba, piano piano, con la copertina addosso. Il gufo spalancò il becco e cominciò finalmente il suo canto: «Uhu, uhu».
Teo si avvolse nella copertina morbida. Sentì il caldo sul naso e sui piedi. Dalla pozzanghera salì un ultimo bum, piccolo piccolo, come un cuore che dorme.