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Mestieri della comunitàItaliano

Il sacco di Tino

— Aspetta, sacco, non scivolare! — disse Tino, e tirò su la tracolla con tutte e due le mani.

Tino era il postino del paese dei salici. Ogni mattina faceva il suo giro lungo il fiume, dove le pietre sono lisce e i rami dei salici pendono giù come capelli. Quel giorno voleva portare una lettera a Nonna Ida, prima che arrivasse la nebbia.

Ma la nebbia arrivò presto. Era una nebbia speciale, come tutte da quelle parti: teneva con sé ogni cosa che le restava dentro, fino al mattino. Nessuno ci trovava niente di strano.

Quando Tino passò sotto l'ultimo salice, il cappello gli volò via. Il vento lo portò su, su, e lo appoggiò in cima a un ramo. Dentro la nebbia, il cappello rimase fermo, come attaccato.

— Ehi, cappello! Torna giù! — disse Tino.

Saltò. Non arrivava. Saltò ancora, più forte. Niente.

Provò con la borsa: la lanciò per agganciare il ramo. La borsa girò e girò, poi cadde per terra. Plof!

Tino si sedette su una pietra liscia. Fu allora che sentì una vocina.

— Cip cip, la mia casetta!

Era un uccellino, che saltellava sul ramo vicino al cappello. Cercava un posto per il nido, e girava intorno al cappello.

Tino guardò l'uccellino. Poi guardò la lettera. Poi guardò il ramo.

— Ho un'idea, — disse piano.

Prese un filo di paglia dalla borsa e lo mise sulla pietra. Poi un altro. L'uccellino scese a prenderli. Ne portò uno su, poi due, poi tre, e li infilò dentro il cappello.

Il ramo si piegò un poco, sempre più giù, finché Tino allungò la mano.

— Presto, presto, — disse. — Grazie, uccellino!

Prese il cappello, con il nido dentro, e con molta attenzione lo rimise sul ramo, un po' più in basso. L'uccellino si accomodò subito.

— Cip, — disse, felice.

Tino si mise in testa il cappello vecchio di riserva, quello della domenica, e andò da Nonna Ida. Lei aprì la porta e rise.

Nella nebbia, il salice dondolava piano, e dal cappello veniva un cip cip sottile, sempre più dolce, finché non si sentì più niente.