Mestieri della comunitàItaliano
Il pane di Nino
Nino stava impastando nel buio, con le mani bianche di farina. Fuori dalla finestra il cielo era ancora nero come un pozzo.
Nino era il fornaio del paese. Ogni mattina si svegliava all'alba, prima del gallo, prima dei passerotti, prima di tutti. E ogni mattina voleva una cosa sola: far trovare il pane caldo davanti alla porta della vecchia Rosa, che abitava in cima alla collina e non scendeva più le scale.
Quel giorno Nino aveva un'idea. Voleva fare una sorpresa. Un pane a forma di sole, grande e tondo, con i raggi tutti intorno.
Impastò. Tagliò i raggi. Li mise intorno al pane, uno per uno. Poi infornò.
«Cresci, cresci, pane mio» disse piano.
Ma quando aprì il forno, che cosa vide? Il sole non aveva più i raggi! Il pane era cresciuto e i raggi si erano sciolti dentro, come se niente fosse. Sembrava una grande palla liscia.
«Uffa» disse Nino. «Un sole senza raggi non è un sole.»
Riprovò. Questa volta i raggi erano più lunghi. Ma in forno si attorcigliarono tutti e il pane sembrò un riccio spettinato. Nino rise, ma non era ancora il sole.
Il cielo intanto diventava grigio chiaro. Nino si grattò la testa e si sporcò i capelli di farina. Guardò la finestra. Una striscia d'oro stava salendo oltre la collina.
«Ecco!» disse. «Il sole i raggi li ha già. Non li attacco, li disegno!»
Prese un coltello piccolo. Sul pane tondo, prima di infornarlo, fece tanti tagli, dal centro fino al bordo. Poi infornò di nuovo.
«Cresci, cresci, pane mio.»
Il forno fece un piccolo puf. Nino aprì lo sportello. Il pane era dorato, e i tagli si erano aperti in tanti raggi chiari, proprio come quelli del sole vero.
Nino lo avvolse in un panno e salì sulla collina. Lo posò davanti alla porta di Rosa. Poi si fermò un momento ad ascoltare. Dentro la casa, una sedia scricchiolò, e dal camino arrivò l'odore del pane caldo che si spandeva nell'aria fresca del mattino.