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Mestieri della comunitàItaliano

Il cappello nella nebbia

Quella mattina Teo trovò un elmetto rosso da pompiere, appeso al cancello del giardino. Era troppo grande per lui e gli cadeva sugli occhi.

«Oggi faccio il pompiere!» disse Teo. «Salverò qualcuno, e sarà un salvataggio vero.»

In quel paese la nebbia del mattino teneva tutto quello che c'era dentro fino a mezzogiorno. Nessuno ci faceva caso. La gente aspettava e basta.

Teo uscì con il suo secchiello. In mezzo alla piazza sentì un miagolio sottile, e veniva da un posto alto.

«Gattino, dove sei?»

«Miao!»

Teo guardò su. La nebbia stava ferma attorno al lampione, come un panno bianco, e nel panno c'era qualcosa che si muoveva.

Prima provò a chiamare. «Scendi, gattino!» Niente. Poi riempì il secchiello alla fontana e corse verso il lampione. Ma il secchiello era bucato. Plic, plic, plic: a ogni passo lasciava una pozzanghera, e quando arrivò al lampione dentro non c'era più niente.

«Uffa» disse Teo. Guardò le pozzanghere in fila dietro di lui. Da ognuna si alzava un po' di nebbia.

Ci pensò un momento. Poi si tolse l'elmetto, lo mise sotto il lampione e tese le braccia.

«Salta nell'elmetto, gattino! Io ti prendo!»

Il miagolio si fece più vicino. Qualcosa di morbido cadde nell'elmetto con un bel pof.

Teo guardò dentro. Non era un gattino. Era un grosso gatto grigio che teneva stretto un pesce d'argento.

«Miao» disse il gatto, senza nessuna fretta.

Il gatto non era perso. Era salito sul lampione per mangiare in pace il suo pesce. Adesso lo teneva stretto, e si leccava i baffi.

Teo rise. «Allora ti ho salvato dal lampione!»

Il gatto si accomodò dentro l'elmetto rosso, tondo come una palla di lana. Mentre Teo lo portava a casa, le pozzanghere dietro di loro brillavano, e il pesce d'argento mandava un piccolo lampo a ogni passo.