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Fantasia e meravigliaItaliano

La porta di Nino

— Questa porta non c'era ieri — disse Nino, e si fermò in mezzo al laboratorio del nonno.

Il laboratorio era pieno di cose lasciate a metà: un aquilone senza coda, un robot con un solo braccio, un orologio che non faceva tic. In fondo, tra due scaffali, c'era una porticina verde, piccola come un armadietto.

Nino voleva una cosa sola: vedere che cosa c'era dietro. Aveva una pallina di vetro da portare a un amico, e sentiva che dietro quella porta ci sarebbe stato proprio lui.

Afferrò la maniglia e tirò. Niente. Tirò più forte, con tutte e due le mani, e i piedi puntati sul pavimento. La porta non si mosse.

— Forza, porta — disse Nino. — Aprirti, aprirti, aprirti!

Allora provò un'altra cosa. Spinse. Ma neanche spingendo la porta si aprì.

Nino si sedette sul pavimento, un po' arrabbiato. Guardò la porta con attenzione. Sulla maniglia c'era un piccolo buco, rotondo come una bocca.

Poi guardò la sua mano. Stringeva la pallina di vetro.

— Tondo, tondo — sussurrò.

Mise la pallina nel buco. Fece clic. La maniglia si girò da sola, e la porta si spalancò con un lungo scricchiolio.

Dall'altra parte c'era un prato azzurro, e sull'erba correvano cento aquiloni senza fili. Un aquilone rosso si avvicinò a Nino e lo toccò con la punta.

— Ciao! — disse. — Ti aspettavo da tanto. Ho perso la coda!

Nino rise. Poi ricordò l'aquilone senza coda del nonno, sullo scaffale, e corse a prenderlo.

Quando tornò, il vento azzurro soffiò forte. Il vecchio aquilone si sollevò dalle sue mani, e dietro di lui si srotolò una coda lunga, tutta di fiocchi.

Pop! Un fiocco scoppiò e diventò una bolla di sapone.

Nino sedette sull'erba con la pallina in tasca, di nuovo sua. Sopra di lui gli aquiloni giravano piano, e il vento azzurro gli faceva il solletico sul naso.