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Amicizia e gentilezzaItaliano

Il castello di cuscini

Teo trascina l'ultimo cuscino sul divano, e tira, e tira. Il castello è quasi finito. Ci sono tutti i cuscini della casa, e sopra una coperta a righe. Manca solo il tetto.

Teo vuole accendere la candela di Nonna dentro il castello e guardarla. È una candela speciale: più la guardi, più ci mette a consumarsi. Lì lo sanno tutti.

Arriva la sorellina Lia con un cuscino piccolo, rosa.

«Lo metto io sul tetto!»

«No! Lo rovini!» grida Teo. Le strappa il cuscino di mano.

Lia non dice niente. Le trema il labbro. Poi se ne va, su per le scale, un gradino alla volta.

Teo entra nel castello e accende la candela. La fiamma è piccola. Lui ha una pancia strana, come se avesse mangiato un sasso.

«Scusa!» dice, piano, al soffitto di coperta. Nessuno risponde.

Allora prende il cuscino più morbido e lo porta ai piedi delle scale. «Questo è per te!» Il cuscino resta lì. Nessuna Lia.

Teo comincia a salire. Le scale oggi sembrano più lunghe del solito. Ogni gradino fa toc, e ogni toc è più lento.

A metà si ferma. Il cuscino morbido non serve. Lia non voleva un cuscino. Voleva che lui sapesse.

In cima, la porta della camera è chiusa. Teo si siede lì davanti.

«Lia, sono io. Ti ho gridato e ti ho strappato il cuscino. Ti ho fatto piangere. Mi dispiace.»

Per un momento c'è solo silenzio. Poi la porta si apre, un pochino.

«Posso mettere io il tetto?» chiede Lia.

«Sì. Lo mettiamo insieme.»

Scendono le scale, mano nella mano. Lia sale sul divano, alza il cuscino rosa e lo lascia cadere sul castello.

Flump.

Poi entrano tutti e due. La candela è ancora lì, con la sua fiamma piccola. Loro la guardano, e la fiamma non si consuma mai.