Amicizia e gentilezzaItaliano
Il pesce sull'altalena
Teo spingeva con i piedi, su e giù, su e giù, e la sua altalena cantava: cric, cric.
Era l'altalena appesa al grande salice, accanto allo stagno delle anatre. Teo voleva andare così in alto da toccare con le dita le foglie più lunghe.
Ma c'era un problema. Accanto a lui aspettava Nina, con le mani strette alle catene dell'altalena vuota. Era l'altalena di Teo, ma quel giorno ce n'era una sola, perché l'altra aveva la seduta rotta.
«Tocca a me, adesso?» chiese Nina.
«Ancora un po'», disse Teo. E spinse più forte.
Contò fino a dieci. Poi contò di nuovo. Nina non se ne andava.
«Va bene», sbuffò Teo. «Un altro po' e basta.»
Ma ogni volta che scendeva, la voglia di risalire era più grande. Provò a chiudere gli occhi, così non avrebbe visto Nina. Ma sentiva lo stesso il suo respiro piano piano, lì vicino.
Allora Teo guardò lo stagno. Una papera nuotava in tondo e tirava dietro di sé una fila di sei anatroccoli. Ognuno andava dietro all'altro, e nessuno passava avanti.
«Guarda», disse Nina. «Fanno a turno anche loro.»
Teo sorrise. Ebbe un'idea.
«Facciamo così», disse. «Io salgo fino a dieci spinte. Poi scendo, e tu sali. E io ti spingo.»
«Fino a dieci?»
«Fino a dieci. E poi di nuovo io.»
Teo contò: «Uno, due, tre...» e a dieci frenò con i piedi, strisciando nella polvere. Scese.
Nina salì. Teo la spinse piano, poi più forte.
«Più su!» rise Nina. «Più su!»
I suoi piedi sfiorarono le foglie lunghe del salice. Una foglia si staccò e girò in aria. Cadde nello stagno, e un anatroccolo la inseguì con il becco: plop!
«Dieci!» gridò Teo.
Nina frenò, saltò giù e disse: «Ora tu.»
Cric, cric, cantò l'altalena, e Teo ci risalì.