Vai al contenuto

Amicizia e gentilezzaItaliano

Il riccio e il fischio

Nina stava pestando la farina sul tavolo della cucina, quando sentì un fischio sottile fuori dalla finestra.

Fiii-fiii.

La mamma aveva detto: «Aspetta qui, io prendo le uova». Nina aspettava, con le mani tutte bianche. Ma voleva tanto un amico. Uno solo, con cui fare i biscotti e le pernacchie.

Si affacciò. Sul davanzale c'era un riccio piccolo piccolo, con una foglia sulla schiena.

«Ciao» disse Nina. «Vuoi essere mio amico?»

Il riccio si chiuse a palla. Fiii-fiii, fece la palla.

Nina ci pensò. Poi si mise in punta di piedi e disse, piano: «Allora ti aspetto».

Aspettò. Il riccio non si aprì.

Nina provò un'altra cosa. Prese un pizzico di farina e lo lasciò cadere sul davanzale, come neve. Niente. Allora offrì un pezzetto di mela. Niente.

«Uffa» sospirò Nina, e soffiò sulle mani. Una nuvola bianca volò via.

Il riccio starnutì. «Etciù!»

Si aprì di scatto, con il naso tutto bianco. Nina rise. Il riccio la guardò, e il fischio uscì ancora: fiii-fiii. Questa volta Nina capì. Era il suo naso, pieno di farina, che fischiava.

«Sei tu che fischi!» disse Nina.

Soffiò un'altra nuvola. Il riccio starnutì ancora, e fischiò, e starnutì. Era un gioco!

«Tocca a me» disse Nina, e prese una grande boccata d'aria.

«No, tocca a me» sembrò dire il riccio, con un fischio.

«Va bene. Prima tu.»

Il riccio fischiò. Poi toccò a Nina. Poi di nuovo a lui.

Quando la mamma tornò con le uova, trovò due nasi bianchi alla finestra.

«E lui chi è?» chiese.

«È il mio amico» disse Nina.

Sul davanzale, piano piano, il riccio fece fiii-fiii, e la farina cadde giù come neve.