Amicizia e gentilezzaItaliano
La pasta che aspetta
«Cresci, pasta, cresci!» dice Teo, con le mani piene di farina.
Teo vuole fare il pane per il compleanno della nonna. La nonna è andata al mercato e torna a mezzogiorno. Il pane deve essere pronto, caldo e profumato. La cucina è tutta bianca: farina sul tavolo, farina sulla sedia, farina persino sul naso di Teo.
Ma la pasta resta piatta nella ciotola. Sta ferma come un sasso.
Fuori c'è la nebbia. Il gallo del vicino canta l'ora al contrario: «Tre! Due! Uno!» Sembra che anche lui aspetti.
«Mi sbrigo io», pensa Teo. Scuote la ciotola. Niente. Poi sbuffa e dice: «Pasta pigra! Pasta brutta!» Niente di niente.
Teo si siede sul pavimento, stanco. Briciola, la gatta, dorme vicino alla stufa. Teo le accarezza la testa e le sussurra: «Che brava che sei, Briciola. Dormi pure, stai comoda.»
Briciola fa le fusa. Rrrr, rrrr. Si stira, si allunga e si sistema ancora meglio.
Teo la guarda. «Le piacciono le parole gentili», pensa. «Forse piacciono anche alla pasta.»
Si alza in punta di piedi. Copre la ciotola con un panno e dice piano: «Scusa, pasta. Ti ho gridato. Prenditi tutto il tempo che ti serve. Sei una pasta bravissima.»
Poi aspetta. Aspettare è difficile. Teo conta le piastrelle. Canta una canzone. Conta ancora le piastrelle.
A un tratto il panno si muove. Si alza un pochino, poi di più. E poi: pof! Il panno scivola giù e la pasta sbuca fuori, grande e tonda come una luna.
«Sei cresciuta!» grida Teo, e poi, a voce bassa: «Grazie, pasta.»
Il pane va nel forno. Presto la cucina sa di buono. Il gallo canta «Uno!» dietro la nebbia, la porta si apre, e Teo sente la nonna che dice: «Ma che profumo!»