Vai al contenuto

Prime volteItaliano

Una bici nella nebbia

Quella mattina Lia trovò una bicicletta rossa che dormiva nell'erba, con la rugiada sul sellino.

Nel paese di Lia la nebbia del mattino teneva tutto quello che le si lasciava dentro. Così ogni sera la gente metteva fuori qualcosa, e al mattino lo ritrovava. Lia aveva lasciato fuori il suo cappello. La bici, invece, non era sua.

Era piccola, proprio della sua misura. Lia la guardò e capì cosa voleva: andare in bicicletta da sola, senza le mani di papà dietro il sellino. Prima che suonasse la campana della scuola.

Salì. Pedalò. La bici ondeggiò a destra e a sinistra, come un'anatra, e Lia finì nell'erba.

«Pof!»

Si rialzò e riprovò. Ondeggia, ondeggia, pof. Il ginocchio era sporco, ma niente di grave.

«Forse devo andare più piano», disse. Andò piano piano. La bici si piegò subito, e Lia cadde ancora.

«Forse devo andare più forte», disse. Andò forte, ma la bici correva e lei no. Cadde anche stavolta.

Si sedette sull'erba. Guardava la bici, e vide una cosa. Le ruote non stavano ferme quando andavano. Stavano dritte soltanto quando correvano. E Lia guardava sempre in basso, proprio la ruota davanti.

«Allora non guardo la ruota», sussurrò. «Guardo lontano.»

Dal fondo del prato veniva un rumore: tic tic tic. Era la signora Rina, che ogni mattina appendeva i panni stesi. Lia fissò le sue lenzuola bianche, grandi come vele.

Salì. Spinse con un piede, poi con l'altro. Guardò le lenzuola, e non guardò più giù.

La bici smise di ondeggiare. Andava dritta dritta, come un filo teso verso i panni.

«Guarda, guarda!» gridò Lia. «Vado da sola!»

Ding dong, suonò la campana. Lia frenò vicino alle lenzuola, che si muovevano piano nel vento, e sentì le ruote girare ancora un poco sotto di lei.