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Prime volteItaliano

Il pane di Nina

«Nina, vieni a sentire!» gridò il nonno dal forno. «Oggi c'è una cosa nuova!»

Nina lasciò i suoi pastelli e corse in panetteria. Dentro faceva caldo, e l'aria sapeva di pane che cresce.

Nina voleva una cosa sola: diventare brava come il nonno, che assaggiava tutto. Ma lei no. Lei mangiava pane, burro e basta.

Sul bancone c'era una pagnotta viola.

«Viola?» disse Nina. «Il pane non è viola.»

«Questo sì» disse il nonno. «Ha dentro le patate dolci. Provane un pezzetto.»

Nina annusò. Odorava di terra e di zucchero. Chiuse la bocca forte forte.

«Nina, Nina, un pezzetto piccino» cantò il nonno.

«No, nonno. Mi fa un po' paura.»

Il nonno non insistette. Ma ne lasciò un po' sul piatto, nel posto più in alto dello scaffale dei dolci, per metterlo al sicuro dalla farina.

Nina lo guardò. Era troppo in alto. Prese lo sgabello, salì in punta di piedi e allungò la mano. Il piatto dondolò. Pluff! Un pezzo di pane viola le cadde sul naso.

Nina rimase ferma. Il pane le era scivolato fino all'angolo della bocca. Con la lingua toccò una briciola.

Era morbida. Era dolce, come una coccola calda.

«Nonno» sussurrò. «Non sa di terra. Sa di sole!»

Il nonno rise così forte che la farina volò via dal tavolo.

Nina si pulì il naso e prese un pezzo grande. Poi un altro. Il pane viola le tinse le dita, e anche i denti.

«Nina, Nina, un pezzetto piccino» cantò il nonno.

«Adesso me ne dai un pezzo grosso» disse lei, con la bocca piena.

Fuori il forno faceva tic, tic, tic. Nina masticava, seduta sullo sgabello, con i piedi che dondolavano e il naso tutto viola.