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Prime volteItaliano

Il dentino di Gemma

Gemma voleva che il suo dentino cadesse prima di sera, perché la sera arrivava la nonna, e la nonna non l'aveva ancora visto dondolare.

Il dentino era davanti, in basso. Andava avanti e indietro come una porticina al vento.

Gemma si sedette nell'orto, tra il rosmarino e la salvia. Le api ronzavano piano, da un fiore all'altro.

«Cadi, dentino», disse. E lo spinse con la lingua.

Il dentino dondolò. Ma non cadde.

Allora Gemma provò con le dita. Tirò, tirò, tirò. Niente. Il dentino stava lì, ben attaccato.

«Uffa», disse Gemma.

Un'ape si posò sul bordo di un vaso. Il vaso aveva un coperchio di terracotta, e l'ape girava intorno cercando la via per il miele del basilico.

Gemma guardò il coperchio. Lo tirò per aprirlo, perché sotto c'erano le mele croccanti per la merenda. Il coperchio non si muoveva, tirava e tirava e non si muoveva.

«Uffa», disse ancora.

Poi ebbe un'idea. Prese una mela dal cesto lì accanto, quella con la buccia più lucida. Una mela intera, bella dura.

«Crac!» fece la mela, e Gemma morse.

Sentì qualcosa di strano in bocca. Un sassolino piccolo piccolo. Lo mise sul palmo della mano.

Era il dentino!

Gemma rise forte. L'ape si spaventò e volò via, ronzando in tondo.

Poi sentì i passi della nonna sul sentiero. Gemma corse al cancello con la mano chiusa, e la nonna si chinò per guardare.

«Gemma, hai un buco!» disse la nonna.

«Sì!» disse Gemma. «Guarda, ci passa anche il vento.»

E soffiò dal buco un fischio sottile, fiuuu, che fece muovere le foglie del rosmarino.