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Stagioni e meteoItaliano

Il semino di Teo

«Questo semino vuole il sole», disse il nonno, e Teo corse a prendere la sua paletta rossa.

Teo era piccolo, ma la sua promessa era grande. Aveva detto al semino: «Ti metto nella terra, dove c'è tanto sole. Lo prometto.» Il posto più al sole era in cima alla collina dell'orto, sotto l'albero che a ogni luna piena metteva un giro di foglie nuove. Nessuno ci faceva caso. Era un albero così, e basta.

Teo mise il semino nel taschino e cominciò a salire. Piano piano, su per la collina.

Dopo cento passi era stanco. Dopo duecento passi aveva sete. La cima sembrava lontana come la luna.

Plic! Il semino saltò fuori dal taschino, rotolò giù e si fermò in una fessura tra due sassi.

Teo provò con le dita, ma erano troppo grosse. Provò con la paletta, ma il semino scivolò ancora più in fondo. Si sedette sul sasso e sospirò.

Una formica passò lì accanto. Portava una briciola grande il doppio di lei e andava dritta verso casa. Non guardò né Teo né il semino.

Teo si leccò un dito, perché aveva mangiato un biscotto. Una briciola gli si attaccò subito sulla punta. Teo guardò la briciola. Poi guardò la fessura.

«Piano piano», sussurrò.

Si leccò di nuovo il dito e lo infilò tra i sassi. Toccò il semino, e il semino restò attaccato. Teo lo tirò fuori, piccolo e nero come un puntino.

«Ti ho preso!»

Salì ancora, piano piano, su per la collina. In cima fece un buco con la paletta rossa, mise dentro il semino e lo coprì di terra. Pat, pat, pat.

«Eccoti al sole», disse.

La terra era calda sotto la sua mano. Sopra la sua testa le foglie dell'albero si mossero, frusciando, come se dicessero: «Buonanotte, semino.»